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Viburnum tinus L. 1753

 
famiglia: Adoxaceae
sinonimi:
nomi comuni:

lentaggine, lauro tino
laurotino, viburno tino

vedi tassonomia

genere Viburnum

fam. Adoxaceae

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ETIMOLOGIA: il nome generico и quello con cui gli antichi latini denominavano questa pianta, forse derivato dal verbo viere (legare, intrecciare), per la particolare flessibilitа dei rami, oppure da vovorna (dei luoghi selvatici), per l'habitat preferito da questa pianta. L'epiteto specifico tinus  proviene dal termine latino con cui veniva denominato il lauro selvatico

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siepe fiorita di lentaggine

siepe fiorita di lentaggine

la lentaggine, и un folto arbusto sempreverde a portamento cespuglioso, alto e largo fino a 2-3 metri, originario delle zone mediterranee dell'Europa sud-orientale e dell'Italia, dove vive allo stato spontaneo nei boschi di leccio e roverella, in associazione alle piante tipiche del sottobosco mediterraneo quali corbezzolo e fillirea, spingendosi fino ai 700 metri di altitudine. И coltivato in tutta Italia, anche nelle regioni settentrionali, a scopo ornamentale come esemplare isolato, in gruppi oppure per la creazione di siepi e barriere sempreverdi. Puт anche essere allevato in vaso su terrazzi e giardini pensili, come siepe sempreverde od associato ad altre piante.
И un'essenza piuttosto rustica, di facile coltivazione, che resiste al freddo (sopporta egregiamente temperature fino ai -10°C, anche se le forti gelate possono comprometterne la fioritura) ed ai venti, sopporta bene il caldo e periodi di siccitа, tollerando anche l’aria salmastra ed una leggera salinitа. Preferisce posizioni soleggiate ma si adatta bene anche a quelle parzialmente ombreggiate. Cresce meglio in terreni freschi e fertili, ben drenati e ricchi di sostanza organica.
Non necessita di particolari potature, ma talvolta puт essere necessario intervenire per riordinare l'aspetto disordinato della pianta oppure per sfoltire la pianta stessa con l'eliminazione di alcuni rami tra i piщ vecchi. Il periodo migliore per questi interventi и sicuramente quello immediatamente successivo alla fioritura. Se necessario puт anche essere allevata in forma obbligata per la creazione di siepi formali o figure di arte topiaria, ma in questi casi occorre rinunciare a gran parte della fioritura.

La chioma della lentaggine и densa e compatta, con parecchi rami opposti a portamento assurgente. Caratteristica molto apprezzata di questa specie и quella di mantenere una vegetazione fitta anche nella parte bassa della pianta, non spogliandosi al piede. I giovani rami sono verdi e lisci, glabri, talvolta sfumati di rosso. La corteccia dei rami maturi и invece rugosa e lievemente angolosa, brunastra e ricca di lenticelle verticali, da cui il nome volgare di lentaggine. Le foglie sono opposte, semplici, lunghe fino ad 8 centimetri e larghe circa la metа, brevemente picciolate (circa 1 centimetro), di forma ovato-oblunga e di colore verde scuro, con l'apice appuntito, la base arrotondata ed il margine intero, ciliato, coriacee e lucide sulla pagina superiore, piщ chiare e pubescenti in quella inferiore.
Una caratteristica negativa di questa pianta и che nei mesi piщ caldi la vegetazione umida, ad esempio dopo una pioggia, puт esalare un odore piuttosto sgradevole.

i piccoli fiori bianchi (rosa quando sono in boccio) sono riuniti in densi corimbi terminali di forma appiattita, larghi fino a 8-10 centimetri e sbocciano, a seconda del clima, da novembre a maggio, ma spesso si ha una fioritura continuata, seppure in misura minore, anche negli altri mesi dell'anno, cosicchи si puт notare la presenza contemporanea sulla pianta di fiori e frutti. Ogni singolo fiorellino и attinomorfo, ermafrodita (munito cioи di stami e pistillo), pentamero, munito di un calice a 5 sepali di forma triangolare ed una corolla gamopetala tubuliforme a 5 lobi distali.

i frutti della lentaggine, riuniti in infruttescenze, sono piccole drupe ovoidali di circa mezzo centimetro di diametro contenenti un solo seme, di colore nero con sfumature bluastre quando sono mature. Persistono a lungo sulla pianta, anche un anno. Sono tossici per la presenza di una alcaloide chiamato viburnina, una volta utilizzato nella medicina popolare.

 

 

 

 

 


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a cura di Pietro Peddes Dottore in Scienze Agrarie

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