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Rubus fruticosus L. 1753

 
famiglia: Rosaceae
sinonimi: Rubus trivialis
Rubus ulmifolius
nomi comuni:

rovo selvatico, rovo da frutto
rovo comune, more

vedi tassonomia

Rubus

Rosaceae

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ETIMOLOGIA: il nome del genere и quello con cui gli antichi latini denominavano questa pianta, a sua volta coniato dal verbo rubeo (io sono rosso), per il colore rosso dei frutti di alcune specie, in particolare il lampone. L'epiteto specifico fruticosus и derivato dal termine latino frutex (arbusto, cespuglio) a sottolineare l'aspetto cespuglioso e disordinato della pianta.

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Rubus fruticosus и una specie aggregata, che include una serie di circa duemila fenotipi di rovo selvatico, eterogenei per la loro ecologia ma differenti tra loro solo per minimi particolari, difficilmente classificabili e spesso difficilmente distinguibili l'uno dall'altro perfino dagli esperti, anche in virtщ del fatto che tendono molto facilmente ad ibridarsi tra loro.
Il rovo selvatico ha diffusione cosmopolita nell'emisfero boreale ed и presente anche in Italia in tutte le regioni, molto comune dal piano fino a 1700-2000 metri di altitudine, comportandosi da infestante e colonizzando quasi incontrastato i bordi delle strade e le scarpate ferroviarie, ma anche radure, siepi, boscaglie e zone di campagna abbandonate, talvolta mantenuto allo stato incolto lungo i confini dei poderi allo scopo di formare siepi difensive in grado di tenere distanti gli intrusi.
И una pianta conosciuta fin dall'antichitа sia per l'utilizzo alimentare dei suoi frutti, molto apprezzati e comunemente chiamati 'more', sia per le proprietа terapeutiche dovute alle sostanze medicinali contenute nei giovani germogli e nelle foglie, ma che in Italia viene raramente coltivata a scopo produttivo, limitandosi in parecchie zone alla raccolta dei frutti dalle piante spontanee. In paesi come Inghilterra e Stati Uniti il rovo viene invece ampiamente coltivato per la produzione di more e sono state create varietа prive di spine ed aventi frutti piщ grossi, da poter allevare anche in giardino. Testimonianze fossili dimostrano che le more fanno parte dell’alimentazione umana fin dai tempi piщ remoti. Eschilo, celebre autore tragico, ed Ippocrate, famoso medico, entrambi greci, nelle loro opere fanno riferimento alla mora. Polline del rovo selvatico и stato ritrovato fra le pietre di Stonehenge, in Inghilterra, a testimoniare il fatto che la pianta fossa giа sfruttata fin dalla preistoria.
Il rovo и un arbusto sarmentoso semicaducifoglio, alto fino a 1,5-2 metri, dall'elevata capacitа di emettere polloni dalla parte basale della pianta o dalle gemme presenti sulle radici, con continua formazione di fusti angolosi e spinosi, arcuati o prostrati, lunghi fino a 3 metri ed oltre, che hanno anche la capacitа di radicare in punta non appena toccano il terreno. Ciт fa sм che la pianta sia molto invasiva e si espanda continuamente in larghezza, originando roveti formati da un intreccio pressochи inestricabile di rami, grazie anche alla presenza di spine (seppur di minori dimensioni) sui piccioli fogliari e sulla nervatura centrale nella pagina inferiore delle foglie.
Pur adattandosi a qualunque tipo di terreno, anche povero e pesante, il rovo predilige quelli ricchi di nutrienti, moderatamente acidi, limosi e detritici, nei quali le piante riescono a fornire una maggiore produzione di frutti. Per fruttificare al meglio necessita anche di una posizione soleggiata e di una buona dose di precipitazioni atmosferiche. Resiste molto bene alle temperature piщ rigide ed alle gelate tardive primaverili.
Per la coltivazione si pone a dimora in autunno, subito dopo la caduta delle foglie, o in inverno, prima che spuntino le precoci gemme, potando i fusti ad una altezza di 25-30 cm. Puт essere allevato come arbusto prostrato oppure a spalliera, con sostegni e fili che permettano la coltivazione a tralci sovrapposti. Subito dopo la raccolta vanno cimati raso terra i tralci che hanno fruttificato.


i rami, che hanno generalmente la durata di due anni, nell'anno della loro formazione crescono senza formare nessun fiore, mentre l'anno successivo cessano la crescita ed originano prima i fiori e quindi i frutti, su germogli che si generano dalle gemme laterali e presentano foglie di minori dimensioni. Tutti i getti sono muniti di robuste spine dalla punta arcuata. Le foglie sono alterne, picciolate, palmato-composte, con 3-5 foglioline di forma ovaleggiante e dal margine seghettato. La pagina superiore и di colore verde scuro e lucida, mentre quella inferiore и opaca e piщ chiara per la presenza di una leggera pubescenza. Sia i piccioli fogliari sia la nervatura centrale della pagina inferiore possono presentare piccole spine.


i fiori, riuniti in racemi all’apice dei polloni o all’ascella delle foglie dei rami laterali, sono larghi 2-3 centimetri ed hanno 5 petali di colore bianco o rosa pallido lunghi 10-15 millimetri e numerosissimi stami. La fioritura и scalare e continua dalla primavera fino all'inizio dell'estate.


i frutti, chiamati more, sono in realtа delle infruttescenze formate da tante piccole drupe carnose, di colore dapprima bianco-verdastro, poi rosse e quindi di colore nerastro al momento della maturazione (da luglio a settembre), che racchiudono al loro interno un piccolo seme.


USO ALIMENTARE ED OFFICINALE

foglie, fiori in boccio, gemme e frutti del rovo contengono sostanze attive come tannini, glucidi, acidi organici (ossalico, citrico, malico, tartarico), vitamine (A, B1, C), zuccheri, pectine, sali minerali (potassio, calcio, ferro, rame), oli essenziali e flavonoidi. I tannini contenuti nelle foglie e nei germogli hanno proprietа astringenti, utili in caso di diarrea o di infiammazione delle mucose. I frutti e i loro preparati hanno invece una blanda azione lassativa. Le altre sostanze hanno proprietа diuretiche, antinfiammatorie, emostatiche, coloranti ed aromatizzanti, utili per la cura di affezioni come stomatiti, emorroidi, mestruazioni abbondanti, sanguinamento delle gengive, irritazioni alla gola, agli occhi ed alle parti intime femminili.
I frutti, ricchi di zuccheri e vitamine, sono un ottimo alimento dietetico e vengono utilizzati come correttivi del sapore nell’ industria dei farmaci, per la preparazione di sciroppi, liquori, marmellate, gelatine, torte, gelati, sorbetti, per aromatizzare l’aceto e come coloranti per alimenti.

Attenzione!! Questi non sono consigli medici!! 
Usate eventuali prodotti con cautela e solo secondo le prescrizioni del medico o dell’erborista


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a cura di Pietro Peddes Dottore in Scienze Agrarie

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