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Myrtus communis subsp. tarentina L. 1753

 
famiglia: Myrtaceae
sinonimi: Myrtus communis 'Tarentina'
Myrtus tarentina
nomi comuni:

mirto tarantino
mirto tarentino

vedi tassonomia

Myrtus

Myrtaceae

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ETIMOLOGIA: il nome del genere и coniato dal termine greco antico col quale veniva denominata questa pianta, mэrtos, affine a mэros  (profumo, balsamo, unguento odoroso), da cui anche il termine mirra, ed a Myrsine, una fiera e giovane sacerdotessa ed atleta, trasformata da Afrodite in una pianta di mirto dopo essere stata uccisa da un giovane da lei sconfitto nei giochi. Questa pianta era cosм chiamata per il piacevole profumo che le sue foglie ed i suoi fiori diffondono, nonchи per l'olio aromatico che si estrae dalle sue bacche.
L'epiteto specifico proviene dall'aggettivo latino communis  (comune, frequente), a sottolineare la grande diffusione delle piante di questa specie in ambiente mediterraneo. L'appellativo tarentina indica la provenienza di questa sottospecie dalla zona di Taranto.

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il mirto tarantino и un piccolo ed elegante arbusto sempreverde, fortemente aromatico, alto generalmente fino a 1-1,5 metri, dalla crescita molto lenta, con dimensioni piщ contenute e portamento piщ compatto, denso e rotondeggiante, in confronto al mirto comune, rispetto al quale mostra anche avere una maggiore adattabilitа ai terreni calcarei ed alle basse temperature. Come il mirto comune predilige esposizioni soleggiate ma al riparo dai venti freddi: in zone a clima invernale rigido va coltivato in vaso e riparato durante la stagione fredda. Il rinvaso va effettuato ogni anno in marzo–aprile, fino a che non si и raggiunta la dimensione finale del vaso; a questo punto si sostituisce lo strato superficiale del terreno.
Le piante adulte sono resistenti alla siccitа. L’annaffiatura и quindi necessaria per le piante giovani, subito dopo la messa a dimora, o per le piante in vaso, soprattutto nei mesi estivi: in questo periodo si aggiunge ogni mese un concime liquido alla dose di 1 g/l.

il tronco и ramificato, con una corteccia bruno-rossastra che si sfalda in squame e diventa grigiastra nel tempo. I giovani getti sono ascendenti e non ramificati, con foglie, profumate e lucide, di colore verde scuro e forma ellittico lanceolata, quasi senza picciolo, che crescono opposte sul fusto con internodi molto ravvicinati.

i fiore ed i frutti hanno caratteristiche simili a quelli del mirto comune.

USO ALIMENTARE ED OFFICINALE

L'utilizzo del mirto come pianta medicinale risale giа agli antichi greci e romani: infatti tutte le parti della pianta, foglie, fiori e frutti, sono ricche di oli essenziali e di sostanze aromatiche, per cui possono essere impiegate in erboristeria per la preparazione di infusi, decotti, e tisane utili a combattere diverse affezioni. In particolare il mirtolo, contenuto in gran quantitа nelle foglie e nei frutti, ha proprietа balsamiche (affezioni delle vie respiratorie), sedative (tosse), digestive, antibatteriche (cistiti ed infezioni delle vie urinarie), carminative (contro i gas intestinali), astringenti (diarrea), toniche e depurative (affezioni della pelle). Le rese piщ elevate sono possibili nell'epoca della fioritura, che costituisce il periodo balsamico della specie.
Nel medioevo i profumieri ottenevano dai fiori di mirto, per distillazione, un’essenza chiamata 'acqua degli angeli' dalle proprietа tonificanti e astringenti per l’epidermide, mentre si utilizzavano le bacche mature per fabbricare inchiostri e coloranti naturali, utilizzati soprattutto nelle concerie.
Il consumo del mirto allo stato fresco puт considerarsi inesistente, mentre le foglie e le bacche vengono molto impiegate sia per insaporire i piatti di carne e di pesce, sia per aromatizzare salumi (sembra che la mortadella abbia questo nome perchи una volta veniva aromatizzata col mirto). In Sardegna и molto diffusa la trasformazione artigianale ed industriale delle bacche in liquori, vini aromatici, marmellate e dolciumi.

Attenzione!!!
Questi non sono consigli medici!! Usate eventuali prodotti con cautela e solo secondo le prescrizioni del medico o dell’erborista

 

 

 

 

 


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a cura di Pietro Peddes Dottore in Scienze Agrarie

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