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Chaenomeles japonica (Thunb.) Spach 1834

 
famiglia: Rosaceae
sinonimi: Cydonia japonica
nomi comuni:

cotogno giapponese, 
cotogno da fiore, fior di pesco

vedi tassonomia

genere Chaenomeles

fam. Rosaceae

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ETIMOLOGIA: il nome del genere и stato dato unendo il termine greco antico chйno (aperto, spaccato) col termine latino mela (mela), ad indicare i frutti, simili a mele, che a maturitа si aprono spaccandosi. 
L'epiteto specifico japonicus -a -um indica la provenienza anche giapponese di questa pianta

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il cotogno giapponese и un arbusto caducifoglio di medie dimensioni, alto e largo circa 2 metri, a portamento espanso e disordinato, molto pollonante, che tende a formare nel tempo cespugli molto fitti ed intricati, originario del Giappone e della Cina, introdotto in Europa intorno al 1796. 
La classificazione sistematica di questa specie и stata piuttosto controversa, tanto che essa venne dapprima inserita tra i peri (Pyrus japonica, 1803), quindi tra i meli (Malus japonica, 1807), poi tra i cotogni, con i quali pare essere piщ strettamente imparentata (Cydonia japonica, 1817) ed in seguito, dopo l'importazione dall'oriente di un'altra specie simile (Chaenomeles speciosa) definitivamente ascritta al gen. Chaenomeles. 
И una pianta dalla fioritura assai spettacolare, oggi meno presente nei giardini rispetto al passato, in quanto le normative che mirano alla prevenzione della diffusione del 'colpo di fuoco batterico delle rosacee', una malattia che crea danni gravissimi alle coltivazioni intensive di mele e di pere, sconsigliano l'impiego di questa specie poichи il batterio responsabile dell'infezione puт trovarvisi presente come ospite allo stato latente ed in seguito essere trasmesso alle colture.
Il cotogno da fiore и una pianta molto resistente all'inquinamento e predilige terreni fertili e freschi, anche calcarei, privi di ristagno idrico, arricchiti con sostanza organica e letame ben maturo, in posizioni molto luminose ed assai
soleggiate. Tollera tuttavia i terreni argillosi e calcarei e anche la mezz'ombra o la piantagione contro muri leggermente ombreggiati, dove perт la fioritura e la fruttificazione risultano essere meno abbondanti. Le annaffiature si rendono necessarie solo in caso di forte siccitа primaverile oppure per le piante coltivate nei vasi in giardino od in terrazza. 
La specie и estremamente rustica e non teme il freddo ed il gelo, anche se brinate e gelate tardive, data la precocitа della fioritura, possono rovinarne i fiori. Questi compaiono sui rami di un anno, per cui eventuali potature, per non compromettere l'aspetto piщ ornamentale della pianta, andranno effettuate solo al termine della fioritura, asportando i rami piщ antiestetici, quelli secchi o danneggiati, accorciando quindi fino a due gemme (od a quattro se non si intende rinunciare a troppi frutti) i rami dell'anno precedente, che hanno appena fiorito.

i fusti sono eretti e poco ramificati, spesso muniti di robuste spine, in particolare quelli piщ giovani. Le foglie, di colore verde chiaro in primavera, poi piщ scure con l'avanzare della stagione vegetativa, sono caduche, semplici, ad inserzione alterna, di forma ovata o spatulata, lunghe 2,5-5 centimetri, seghettate ai margini e con l'apice arrotondato, talvolta provviste di stipule.

i fiori, che compaiono in marzo-aprile sui rami dell'anno precedente prima della comparsa delle foglie, sono di colore rosso-arancio, hanno diametro di 2-3 centimetri e sono riuniti in piccoli racemi di 2-4 elementi. Ogni fiore ha 5 petali e numerosi stami piuttosto evidenti di colore giallo.

al termine della fioritura, molto spettacolare, compaiono i frutti, simili a piccole mele cotogne, di colore giallastro, del diametro di 4-5 centimetri, dal sapore amaro ed astringente. Maturano in autunno e possono essere consumati dopo cottura, utilizzati per la produzione di conserve e marmellate od aggiunti a confetture di altri frutti per il loro potere addensante dovuto alla grande ricchezza in pectina.

 

 

 

 

 


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a cura di Pietro Peddes Dottore in Scienze Agrarie

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