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CAMERARIA DELL'IPPOCASTANO: UNA FARFALLINA MOLTO DANNOSA

NUOVE FOGLIE E NUOVI FIORI IN AUTUNNO

Passeggiando in estate per i giardini pubblici delle vostre cittа avrete sicuramente notato come gli ippocastani (Aesculus hippocastanum ed Aesculus parviflora) sembrassero risentire di un autunno anticipato, con foglie che prematuramente perdevano il loro colore verde, rinsecchivano e poi cadevano al suolo. 

Ora che siamo in autunno le piante hanno creato nuove foglie e nuovi fiori come se fosse tornata la primavera.

 

A che cosa и dovuto un comportamento cosм anomalo?
Qual и l'agente responsabile di questa precoce perdita delle foglie e della emissione di nuovi germogli?

Il principale imputato и una minuscola farfallina di appena 3 mm di grandezza, a prima vista simile ad un moscerino, chiamata col nome scientifico di Cameraria ohridella, comunemente detta "minatrice fogliare dell'ippocastano". Quest'insetto и rimasto sconosciuto fino al 1985, anno in cui и stato studiato e descritto come specie dai due entomologi slavi Deschka e Dimic.

Si tratta di un lepidottero, trovato per la prima volta in Macedonia, ma la cui zona di origine и tuttora sconosciuta, che ha via via allargato il proprio areale raggiungendo nell'ordine Austria, Croazia e Slovenia (1989), Italia settentrionale (1992), Germania, Ungheria e Repubblica Ceca (1993), Slovacchia (1994), Svizzera, Francia, Belgio e Olanda (1998). La specie и in fase di grande espansione, anche per il fatto che nei nuovi ambienti non trova competitori naturali in grado di contenerne la popolazione. La via di diffusione piщ probabile и quella del commercio di piante di ippocastano infette e la presenza di adulti sui veicoli in circolazione.

Le larve di questo piccolo insetto, che nascono dalle uova deposte sulle foglie dell'ippocastano, scavano delle vere e proprie gallerie all'interno del lembo fogliare, causando un progressivo disseccamento della foglia e quindi un graduale deperimento di tutta la pianta, in seguito alla riduzione della superficie in grado di svolgere la funzione fotosintetica e determinando quindi una sostanziale incapacitа di produrre ed incamerare sostanze nutritive.

FOGLIAME GRAVEMENTE LESIONATO DA CAMERARIA OHRIDELLA

I nostri ippocastani sono in pericolo?


ASPETTO DI UNA PIANTA INFESTATA DA CAMERARIA OHRIDELLA

Il problema и piuttosto sentito, perchи questo bell'albero, importato nei giardini dell'Europa occidentale circa 4 secoli fa, и al giorno d'oggi uno dei piщ diffusi nei nostri ambienti urbani, sia per l'ombra che riesce a creare nei parchi e nei viali cittadini, sia per la sua elevata resistenza all'inquinamento ed agli stress ambientali. La pianta reagisce alla perdita delle foglie facendo germogliare le gemme dormienti, con una seconda fogliazione e fioritura, e quindi un eccezionale dispendio di energia e di sostanze nutritive. Ciт porta ad un progressivo indebolimento e quindi alla morte.

DISSECCAMENTI CAUSATI DA CAMERARIA OHRIDELLA

Inoltre il quadro clinico и aggravato da altri fattori esterni la cui concomitanza contribuisce ad accentuare questo stato di sofferenza. Tra questi citiamo la "antracnosi", causata dal fungo parassita Guignardia aesculi, che provoca danni visivamente simili a quelli della Cameraria, ed il cosiddetto "bruciore non parassitario", dovuto principalmente ai gas inquinanti ed al sale distribuito in inverno nelle strade.

Per poter combattere con successo la Cameraria ohridella, bisogna conoscerne la biologia. Quest'insetto svolge 3 generazioni all'anno, con adulti che si possono notare in volo come stormi di moscerini nei mesi di maggio, luglio e settembre. Dopo la deposizione delle uova sulle foglie, vi и la schiusa, con la fuoriuscita delle larve e la progressiva colonizzazione dei lembi fogliari. Il numero degli individui ha generalmente una crescita esponenziale col susseguirsi delle generazioni. L'insetto passa l'inverno sotto forma di pupa all'interno delle foglie cadute, pupa che puт rimanere in stato di quiescienza anche per 6 mesi.

Come combattere questa dannosa farfallina?

Per piante di grandi dimensioni и praticamente impossibile la lotta chimica mediante irrorazione della chioma con antiparassitari, sia per le difficoltа di distribuzione dei prodotti sia per l'elevato costo economico. Il rimedio piщ efficace per contenere l'infestazione и la raccolta e la distruzione delle foglie cadute, specialmente in autunno, oltre ad interventi endoterapici durante la stagione vegetativa.

La combustione delle foglie puт causare problemi di inquinamento, a causa dell'elevato contenuto di metalli pesanti, in particolare nelle grandi cittа, all'interno dei tessuti vegetali: una soluzione alternativa puт essere quella del compostaggio, che distrugge le larve con le elevate temperature che si verificano durante i processi fermentativi.

Per piante di minori dimensioni e nei vivai si possono effettuare trattamenti con piretroidi al momento della comparsa degli adulti, oppure con prodotti a base di diflubenzuron, che agisce sulla formazione della chitina ed impedisce la muta: questo principio attivo agisce per ingestione ed ha un ampio spettro d'azione su insetti allo stadio larvale. E' stata segnalata anche una sua attivitа ovicida, mentre и selettivo verso gli insetti predatori. 

Prima in altri stati (es. Austria), poi recentemente anche in Italia, и stato sperimentato con successo il principio attivo imidacloprid, che ha effetto neurotossico ed elevata azione sistemica in senso acropeto (viene assorbito dalla pianta e si localizza nella linfa e nei succhi delle parti verdi). Viene iniettato nel tronco col metodo dell'endoterapia ed agisce sia sugli insetti masticatori che su quelli succhiatori.


Per il futuro il sistema di lotta a questo parassita, piщ conveniente economicamente ed anche di minore impatto ambientale, sarа senz'altro quello della lotta biologica: и perт indispensabile identificare l'areale di origine di questa specie, che tuttora и assai dubbio, per conoscerne i parassiti naturali e poterli introdurre nel nuovo ambiente: si ipotizza, siccome la specie и strettamente associata all'ippocastano, che la sua introduzione prima in Macedonia e poi in Europa sia avvenuta dal Nordamerica o dal medio oriente.

Altra via percorribile ma ancora tutta da sperimentare sembrerebbe essere quella dell'uso di feromoni, ormoni sessuali emanati nell'aria e che fungono da richiamo tra i due sessi: una alterazione da parte dell'uomo impedirebbe gli accoppiamenti e quindi la deposizione delle uova.

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a cura di Pietro Peddes Dottore in Scienze Agrarie

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