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fam. Asteraceae

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Bracteantha x hybrida - fiore di carta 


sinonimi: Helichrysum x hybridum    Xerochrysum x hybridum


vedi tassonomia

genere Bracteantha

fam. Asteraceae

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ETIMOLOGIA: il nome generico composto bracteantha (fiore bratteato) è stato dato per la particolare presenza di brattee cartacee intorno al disco centrale del fiore


col nome di Bracteantha x hybrida è stata raggruppata una serie di ibridi, selezionati prevalentemente da una specie di per sé assai variabile come Bracteantha bracteata (sin. Helichrysum bracteatum, Helichrysum macranthum), incrociata ad altre specie simili, tutte originarie del continente australiano. 
Sono piante perenni di breve durata, alte da 30 fino a 150 centimetri, a volte coltivate come annuali, spesso arbustive e semi-legnose, talvolta a portamento tappezzante, di facile coltivazione, in quanto si adattano anche a terreni asciutti e poveri, esigendo però sempre un buon drenaggio ed una posizione molto soleggiata. Eccessive annaffiature fanno ben presto deperire la pianta. 
La fioritura è abbondante e prolungata, anche sulle giovani piante, con capolini semplici o doppi di colore bianco, giallo, arancio o rosso. La rimozione dei capolini sfioriti è una pratica utile per stimolare la continua emissione di nuovi fiori. Si coltivano nelle bordure erbacee, in combinazione tra loro o con altre piante, ma sono anche adattissime alla coltivazione in vasi e fioriere di grandi dimensioni. I capolini si prestano anche ad essere recisi per la realizzazione di composizioni floreali: in acqua hanno una lunga durata, ma possono anche essere essiccati.


le foglie, di dimensioni variabili, lunghe da 30 centimetri fino ad un metro ed oltre a seconda della varietà e larghe da 5 a 30 millimetri, si dipartono da una rosetta basale e sono lanceolate, coi margini interi, di colore verde intenso oppure tendente al grigio, talvolta leggermente tomentose e vellutate al tatto.


i fiori sono tipici capolini margheritiformi delle composite, larghi 2-5 centimetri, semplici o doppi e compaiono ininterrottamente dalla primavera all'autunno. Se lasciati maturare producono semi che potranno servire alla riproduzione delle piantine l'anno successivo, sia raccogliendoli e seminando la primavera successiva, sia lasciandoli cadere e naturalizzare (nelle aree climatiche più favorevoli). La moltiplicazione può avvenire anche per divisione dei cespi in autunno.


 

 

 

 


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a cura di Pietro Peddes Dottore in Scienze Agrarie

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