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Acer negundo L. 1753

 
famiglia: Sapindaceae
sinonimi: Negundo fraxinifolium
Negundo aceroides
nomi comuni:

acero negundo, negundo
acero della Virginia, acero americano

vedi tassonomia

Acer

Sapindaceae

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ETIMOLOGIA: il nome del genere и coniato dal termine latino acer  (duro, aspro) per la particolare durezza del legname. L'epiteto specifico sembrerebbe derivare dai due termini negus e indus, con riferimento ai nativi americani

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l'acero negundo и un albero spogliante od un grosso arbusto dalle dimensioni molto variabili (dai 5 ai 20 m di altezza), con portamento espanso e chioma irregolare, originario delle regioni centro-orientali del Nordamerica, dall'Ontario fino alla Florida, che si spinge ad ovest fino al Texas ed alla valle del Mississippi, dove si ritrovano i popolamenti spontanei piщ vasti. И una pianta dalla crescita molto rapida, poco longeva, introdotta tra la fine del XVII° e gli inizi del XVIII° secolo in Europa continentale, dove si comporta spesso come una pericolosa specie infestante a causa della grande disseminazione dei frutti alati da parte del vento. Attualmente il suo areale и in forte espansione, in quanto ha giа colonizzato come specie invasiva diverse zone sia della Cina che dell'Australia, spingendosi in America centrale sino al Guatemala. In Italia и diffuso soprattutto al nord e al centro, molto comune nella pianura Padana, dove lo si ritrova inselvatichito intorno alle case e nelle siepi, cosм come sui terreni incolti e nei lotti liberi delle aree cittadine.
И molto diffuso, in particolare nelle varietа da esso derivate, come pianta ornamentale nei parchi o nei giardini, grazie anche alla sua crescita rapida.
Si adatta a diversi tipi di terreno, sia a quelli acidi sia a quelli sub-alcalini, dimostrando una buona resistenza al calcare: in generale predilige comunque terreni abbastanza soffici e mediamente drenati, non particolarmente ricchi in materia organica. Non ha particolari esigenze climatiche ed ambientali, resistendo egregiamente ai periodi di notevole umiditа ed a quelli di siccitа non troppo prolungata, indifferente sia a gelo molto intenso sia al caldo piщ torrido. Predilige le esposizioni soleggiate o quelle parzialmente ombreggiate. Vi sono varietа con foglie striate di bianco o giallo e varietа senza semi.
И una specie piuttosto sensibile all’oidio e ad alcuni lepidotteri defogliatori (in particolare l'Ifantria americana).
Gli organi legnosi sono deboli e fragili, facili a schiantarsi al vento e alla neve.
Nei paesi di origine, da questa pianta, incidendo la corteccia cosм come accade per l'acero saccarino, si estrae una sostanza dolciastra utilizzata per la produzione dello sciroppo d’acero.

Il tronco и eretto, largo fino a 50 centimetri di diametro, sinuoso e dal legno elastico. Sovente le piante possono presentare piщ tronchi. I rami, prima di lignificarsi, rimangono per lungo tempo verdi, ricoperti da una sostanza cerosa biancastra quando sono piщ giovani. Successivamente la scorza diviene bruna, mentre nelle ramificazioni piщ vecchie и grigiastra, irregolare ed incisa, con strisce in rilievo. Il legno и poco resistente, piuttosto leggero e di cattiva qualitа.

Le foglie sono opposte e caduche, a differenza della quasi totalitа degli altri aceri composte ed imparipennate, picciolate, con 3-7 foglioline di colore verde chiaro, inserite in modo sessile sul picciolo comune. Le foglioline sono di forma ovoidale con apice acuto e margine dentato-irregolare; possono raggiungere 7 cm di lunghezza.

l'acero negundo и una pianta dioica, con piante maschili e piante femminili presentanti fiori unisessuali riuniti in infiorescenze pendule. La fioritura avviene tra marzo e aprile, precedendo la comparsa delle foglie. Le infiorescenze maschili sono formate da corimbi penduli lungamente peduncolati, di colore giallastro, mentre quelle femminili sono composte da amenti lunghi e penduli, di colore giallo-verdastro.

come per tutti gli aceri i frutti sono disamare, cioи infruttescenze formate da due samare contrapposte, in questo caso lunghe ciascuna 3-4 centimetri, con ali divergenti a V, che compaiono esclusivamente sugli esemplari femminili e maturano in primavera, dopo la fioritura, permanendo a lungo sulla pianta anche dopo la caduta autunnale del fogliame, spesso fino alla primavera successiva.

 

 

 

 

 


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a cura di Pietro Peddes Dottore in Scienze Agrarie

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