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IL FIORE: PROVIAMO A CONOSCERLO UN PO' MEGLIO

 Tutti noi restiamo solitamente ammirati davanti alla bellezza di un fiore, in particolare se il profumo emanato contribuisce ulteriormente ad inebriarei nostri sensi, associando a questo organo della pianta significati e simbologie fortemente influenzati dalla nostra cultura di appartenenza.

Ogni popolo infatti attribuisce al fiore un significato simbolico, nella maggior parte dei casi legato a sentimenti di affetto, alla purezza ed alla giovinezza, proprio perchи quest'organo della pianta и quasi sempre benevolo e mai nocivo, fecondo ed a disposizione di tutti.


Assai raramente un fiore risulta brutto agli occhi di chi lo guarda, anzi, la grandissima parte di essi и dotata di bellissime forme e profumo fragrante. Proprio per questo le piante da fiore sono state fin dai tempi piщ remoti oggetto delle appassionate cure dell'uomo, permeando con la loro presenza cultura e tradizioni di quasi tutte le popolazioni.
Ma tralasciandone il significato simbolico e culturale, siamo sicuri di conoscere bene la funzione che quest'organo svolge nella vita delle piante?


Affrontando l'argomento dal punto di vista esclusivamente botanico, il fiore и un organo caratteristico delle piante superiori (spermatofite) ed al suo interno contiene gli organi riproduttori.
La sua funzione principale и quella di assicurare la riproduzione della specie. All'interno di ogni fiore sono presenti varie strutture, molto variabili per forma e dimensioni a seconda della specie a cui il fiore appartiene.


Le piante superiori che producono fiori sono denominate Spermatofite e vengono suddivise in Gimnosperme ed Angiosperme proprio in base alle notevoli differenze che intercorrono tra le loro strutture fiorali.
Nelle Gimnosperme il fiore и molto semplice, diverso dal fiore come comunemente viene inteso: un tipico esempio и lo strobilo delle conifere.
Nelle Angiosperme, piщ evolute, invece il fiore и l'insieme degli schemi riproduttori, normalmente raccolto in una struttura complessa e composta da piщ parti, che possono essere considerate come foglie modificate (cui si dа il nome di antofilli). I fiori che noi vediamo ed ammiriamo sono quindi comunemente prodotti solo da questo gruppo di piante e servono a contenere gli apparati riproduttori: quello maschile, cui si dа il nome di androceo, e quello femminile, chiamato gineceo. Oltre agli organi riproduttori il fiore puт avere organi sterili che svolgono solitamente una funzione vessillare (cioи di richiamo), come il calice e la corolla (che attorniano gli organi riproduttori e nel loro insieme prendono il nome di perianzio).
I fiori sono detti ermafroditi (o bisessuali o monoclini o perfetti) se nella loro struttura contengono sia un androceo che un gineceo, oppure unisessuali (o diclini) se contengono solo organi maschili (fiori staminiferi o maschili) o solo organi femminili (fiori pistilliferi o femminili). In quest'ultimo caso i fiori dei due tipi possono essere portati contemporaneamente sulla stessa pianta (specie monoiche) oppure fiori maschili e fiori femminili si formano addirittura su piante diverse (specie dioiche).


la struttura del fiore

Ogni fiore puт essere schematicamente considerato come la parte terminale di un germoglio (asse fiorale o peduncolo) che si accorcia e si deforma fino a formare alla sua estremitа il cosiddetto ricettacolo (o talamo), sul quale si inseriscono con varie modalitа gli antofilli (foglie modificate). Talvolta il peduncolo puт mancare, cosicchи possiamo distinguere fiori sessili (privi del peduncolo) e fiori peduncolati.
Gli antofilli vanno a formare varie strutture specializzate, che si inseriscono sul ricettacolo a spirale (fiori aciclici tipici delle piante meno evolute) oppure in verticilli sovrapposti e concentrici (fiori ciclici tipici delle piante piщ evolute). In alcune specie (es. fragola) abbiamo la presenza contemporanea di entrambi gli schemi dispositivi (fiori emiciclici). Il numero degli elementi di ogni verticillo puт essere costante (fiori isomeri o isociclici) oppure diverso (fiori eteromeri o eterociclici).
A seconda della loro specializzazione gli antofilli possono essere suddivisi in antofilli sterili oppure in antofilli fertili.

Le principali strutture formate da ANTOFILLI STERILI sono:

perianzio

  и l'insieme verticilli fiorali piщ esterni quando questi sono morfologicamente distinti. Costituisce la parte non riproduttiva del fiore ed ha la funzione principale di richiamo degli insetti pronubi (che favoriscono l'impollinazione). A sua volta и suddiviso in calice (formato da foglie modificate chiamate sepali) e corolla (formata da foglie modificate chiamate petali), non sempre presenti contemporaneamente. Quando, come avviene nelle monocotiledoni, tutte le foglie del perianzio sono simili nella forma, nel colore e nella funzione, il perianzio prende il nome di perigonio ed i singoli elementi che lo costituiscono vengono chiamati tepali. A seconda della sua forma e del suo colore, il perigonio puт assumere aspetto corollino (tepali petaloidi) o aspetto calicino (tepali sepaloidi).

perianzio completo del fiore di Malva, con calice e corolla

perigonio del fiore di tulipano formato da tepali petaloidi

Infatti in relazione alla presenza o meno del perianzio ed alla sua conformazione possiamo distinguere:

  • fiori aclamidati: sono completamente privi del perianzio (es. salice, euforbia, frassino. Vengono anche detti fiori nudi.

  • fiori clamidati: и presente almeno una delle due strutture del perianzio (calice e corolla). A loro volta possono essere distinti in:

  • monoclamidati: и presente solo una delle due strutture. A seconda dei casi abbiamo

  • apoclamidati: и presente solo il calice e sono privi di corolla

  • omoclamidati: и presente solo la corolla e sono privi di calice

  • diploclamidati o eteroclamidati: il perianzio и completo, formato sia dal calice che dalla corolla

calice

 и il primo verticillo e la parte piщ esterna del perianzio ed и costituito da elementi, generalmente di colore verde, chiamati sepali

Considerando la simmetria del calice rispetto ad un asse distinguiamo:

  • calice regolare

  • calice irregolare

Valutando invece la persistenza del calice dopo la fecondazione del fiore riconosciamo:

  • calice caduco: cade subito dopo la fecondazione del fiore

  • calice persistente: permane anche durante la formazione del frutto

  • calice accrescente: asseconda la crescita del frutto formando un involucro membranoso intorno ad esso

In relazione alla disposizione dei sepali nel calice possiamo avere:

  • calice dialisepalo: i sepali sono completamente separati tra loro ed inseriti singolarmente sul ricettacolo

  • calice gamosepalo: i sepali sono parzialmente o totalmente uniti tra loro a partire dalla parte basale. In questo caso possiamo suddividere il calice in tre elementi: il tubo, formato dalla parte in cui i sepali restano uniti, la gola, che и la parte in cui essi si separano ed il lembo, costituito dalla porzione rimasta libera

calice dialisepalo del fiore di Linum

calice gamosepalo del fiore di Hibiscus

Il calice gamosepalo puт avere diverse caratteristiche in relazione a quella dei suoi componenti: digitato, partito, segato, dentato, bidentato, tridentato; e ancora, in base alla forma, tubolare (di forma cilindrica come nel garofano), campanulato (a forma di campana rovesciata come nel fagiolo), urceolato (a forma di orcio come nel trifoglio), turbinato (a forma di trottola come nel cotoneaster), clavato (a forma di clava come in Silene), labiato  o bilabiato (con la presenza di due labbra come nel rosmarino), ecc.

 

calicetto

 и un involucro presente in alcuni fiori (es. malva, cotone, potentilla, fragola), nei quali costituisce una sorta di secondo calice. И costituito da un verticillo di foglioline simili a sepali distinto dal calice vero e proprio.

calicetto nel fiore di Potentilla

 

corolla

 и il secondo verticillo del fiore a partire dall'esterno. Gli elementi che la compongono sono chiamati petali e possono essere raggruppati in verticilli oppure inseriti a spirale sul ricettacolo. 

Il petalo и di norma l'elemento piщ grande e vistoso del fiore, spesso di colori vivaci e comunemente diversi dal verde. Ha in genere una parte espansa, chiamata lembo o lamina, che ne rappresenta la porzione distale (quella piщ lontana dal punto di inserzione) ed una piщ sottile, chiamata unghia, mediante la quale si inserisce sul ricettacolo. ai petali possono accompagnarsi formazioni particolari come gli speroni (elementi a forma di cappuccio) od i nettarii (elementi nei quali viene secreto il nettare).


La corolla puт talvolta mancare (fiori aclamidati e fiori omoclamidati): quando и presente, avendo la funzione di richiamo per gli insetti impollinatori, ha di solito colori sgargianti. 
A seconda del numero di petali possiamo avere corolle dimere, trimere, tetramere e pentamere
Nei fiori coltivati a scopo ornamentale sono state provocate  notevoli modificazioni della corolla, in particolare nel numero di verticilli, che puт essere un multiplo di quello nella specie originaria.

In relazione alla disposizione dei petali distinguiamo:

  • corolla dialipetala: i petali sono completamente liberi tra loro

  • corolla gamopetala: i petali sono saldati per un tratto piщ o meno lungo tra loro. La parte inferiore forma il cosiddetto tubo, mentre le parti libere sono chiamate lobi lembi

    corolla dialipetala, con i petali completamente liberi tra loro

    corolla gamopetala, con i petali parzialmente saldati tra loro

Considerando la simmetria rispetto ad un asse possiamo avere:

  • corolla regolare o actinomorfa, avente piщ piani di simmetria

  • corolla irregolare o zigomorfa, avente una simmetria bilaterale

Valutando anche la forma possiamo classificare i  vari tipi di corolla nel seguente modo

  • corolla dialipetala

  • actinomorfa

  • rosacea: 5 petali dall'unghia corta (es. pesco)

  • cariofillacea: 5 petali dall'unghia lunga e stretta (es. garofano)

  • cruciforme: 4 petali a due a due opposti (es. violaciocca)

  • zigomorfa

  • papilionacea: 5 petali, di cui uno grande ed allargato (vessillo o stendardo), due laterali simmetrici (ali) ed altri due, posti dietro, uniti tra loro a formare una sorta di barchetta (carena) (es. fagiolo)


    corolla dialipetala, actinomorfa e rosacea


    corolla dialipetala, actinomorfa e
    cariofillacea

    corolla dialipetala, actinomorfa e rosacea del fiore di pesco

    corolla dialipetala, actinomorfa e cariofillacea del fiore di Cerastium


    corolla dialipetala, actinomorfa e cruciforme


    corolla dialipetala, zigomorfa e papilionacea

    corolla dialipetala, actinomorfa e cruciforme del fiore di lunaria

    corolla dialipetala, zigomorfa e papilionacea' del fiore del fagiolo

  • corolla gamopetala

  • actinomorfa 

  • tubulata: a forma di tubo con lembi brevi (es. pervinca)

  • campanulata: a forma di campana (es. campanula)

  • urceolata: con tubo rotondeggiante e lembi brevi (es. erica)

  • stellata: con tubo breve e lobi stretti, lunghi e appuntiti (es. boragine)

  • infundibuliforme: a forma di imbuto (es. convolvolo)

  • ipocrateriforme: lungamente tubulata ma con lembi moto evidenti (es. lillа)

  • rotata: con aspetto dei lembi simile ai raggi di una ruota (es. patata)

  • zigomorfa

  • labiata: suddivisa in un labbro superiore ed uno inferiore piщ piccolo (es. salvia)

  • personata: suddivisa in un labbro superiore ed uno inferiore dotato di un'estroflessione che chiude la fauce del calice (es. bocca di leone)

  • digitata: 5 petali saldati a contorno irregolare e ondulato, simile a un ditale (es. digitale)


    corolla gamopetala, actinomorfa e tubulata

    corolla gamopetala, actinomorfa e campanulata
    corolla gamopetala, actinomorfa e tubulata del fiore di pervinca corolla gamopetala, actinomorfa e campanulata del fiore di campanula

    corolla gamopetala, actinomorfa ed urceolata

    corolla gamopetala, actinomorfa ed infundibuliforme
    corolla gamopetala, actinomorfa ed urceolata del fiore dei corbezzolo corolla gamopetala, actinomorfa ed infundibuliforme del fiore di convolvolo

    corolla gamopetala, actinomorfa ed ipocrateriforme

    corolla gamopetala, actinomorfa e rotata
    corolla gamopetala, actinomorfa ed ipocrateriforme del fiore di lillа corolla gamopetala, actinomorfa e rotata del fiore di patata

    corolla gamopetala, actinomorfa e stellata
    corolla gamopetala, actinomorfa e stellata del fiore di borragine

    corolla gamopetala, zigomorfa e labiata

    corolla gamopetala, zigomorfa e personata
    corolla gamopetala, zigomorfa e labiata del fiore di salvia corolla gamopetala, zigomorfa e personata del fiore di bocca di leone

    corolla gamopetala, zigomorfa e digitata
    corolla gamopetala, zigomorfa e digitata del fiore della digitale

 

corona o paracorolla

 и una formazione presente solo in alcuni fiori, costituita da un insieme di appendici chiamate ligule concresciute coi petali, che puт talvolta assumere l'aspetto di una seconda corolla.
Ad es. nei narcisi и molto sviluppata e vistosa ed и formata dall'insieme delle ligule presenti nei petali e nei sepali petaloidei. Nell'oleandro и composta da 5 ligulette.


fiore di narciso con evidente corona di colore aranciato

 

Le principali strutture formate da ANTOFILLI FERTILI sono:

androceo

И l'insieme degli organi riproduttivi maschili, costituiti da foglie trasformate chiamate stami (o microsporofilli) quando sono fertili e staminуdi quando sono sterili. Tali organi sono preposti alla produzione dei gameti maschili, che prendono il nome di granuli pollinici.

Lo stame и il vero e proprio organo sessuale maschile del fiore ed и formato essenzialmente da due strutture: una inferiore e sottile detta filamento ed una superiore e globosa chiamata antera, suddivisa a sua volta in due mezze antere. In ogni mezza antera troviamo due logge, dette sacche polliniche, che al loro interno sono ripiene di gameti maschili, i granuli pollinici. Le due logge sono separate da un tessuto connettivo. 


Il filamento costituisce la parte sterile dello stame ed ha la funzione di supporto dell'antera: quando manca del tutto si parla di antere sessili (es. Arum, Aristolochia). Puт avere diverse forme e lunghezze: la forma piщ diffusa и quella cilindrica, ma puт essere anche capillare (es. Triticum), lesiniforme (es. Scilla), schiacciata (es. Allium fragrans), dilatata alla base (es. Campanula), clavata (es. Yucca), torulosa o nodosa (es. Sparmannia), ginocchiata (es. Mahernia), appendiculata (es. Borago). Talvolta il filamento puт biforcarsi alla cima (es. Prunella) o tricuspidarsi (es. Allium). La sua superficie и comunemente liscia, ma puт anche essere pubescente (es. Verbascum) o glandulosa (es. Dictamnus). I filamenti di un fiore quasi sempre sono liberi, ma talvolta possono saldarsi in uno o piщ fascetti, lasciando sempre libere le antere.

Se consideriamo la modalitа di saldatura dei filamenti tra loro possiamo avere:

  • filamenti liberi: i filamenti non sono saldati tra loro

  • filamenti saldati: i filamenti si uniscono tra loro con varie modalitа. In questo caso parliamo di

  • androceo monadelfo: gli stami sono saldati tra loro per i filamenti a formare un sol fascio. Ad esempio nelle Malvaceae i filamenti uniti formano un cilindro cavo, in mezzo al quale passa il pistillo.

  • androceo diadelfo: gli stami si saldano a formare due fasci: nella maggior parte delle Fabaceae gli stami formano due fasci separati, di cui uno costituito da un solo filamento e l'altro da nove filamenti.

  • androceo poliadelfo: gli stami formano un certo numero di fascetti (ad es. cinque in Hypericum)

L'antera и invece la parte fertile dello stame: и sostenuta dal filamento ed и tipicamente costituita da due mezze antere (teche) formate a loro volta da due sacche o logge polliniche (antere biloculari) o da un'unica loggia (antere uniloculari), in cui si sviluppano i granuli pollinici.
Ogni antera и formata da uno strato epidermico esterno a funzione protettiva chiamato esotecio, formato da cellule a parete sottile, immediatamente al di sotto del quale troviamo un altro strato di cellule chiamato endotecio che origina lo strato meccanico a cui sarа dovuta l'apertura dell'antera (deiscenza). Al loro interno vi и un tappeto di cellule nutrici sulle quali troviamo le cellule madri del polline, le vere e proprie cellule deputate alla produzione dei gameti, ognuna delle quali originerа una tetrade di granuli pollinici.
Quando le antere si saldano tra loro si parla di stami singenesii. Quando si saldano sia filamenti che antere si viene a formare un sinandro.

Se consideriamo la modalitа di inserzione del filamento sull'antera possiamo avere:

  • antere basifisse: il fliamento и inserito alla base

  • antere apicifisse: il fliamento и inserito all'apice

  • antere dorsifisse: il fliamento и inserito nella parte dorsale

Se consideriamo la posizione delle teche sull'antera possiamo avere:

  • teche introrse: rivolte verso l'interno del fiore

  • teche estrorse: rivolte verso l'esterno del fiore

Se consideriamo la modalitа di apertura dell'antera possiamo avere:

  • antere a deiscenza longitudinale: si aprono lungo un asse longitudinale

  • antere a deiscenza trasversale: si aprono lungo un asse trasversale

  • antere a deiscenza poricida: si aprono mediante piccole aperture circolari

  • antere a deiscenza opercolaree: si aprono mediante il distaccamento di un coperchietto

Se consideriamo il numero degli stami possiamo avere:

  • stami didinami: il numero degli stami и uguale a 4, con 2 stami piщ lunghi e 2 piщ brevi (ad es. nelle Lamiaceae)

  • stami tetradinami: il numero degli stami и uguale a 6, con 4 stami piщ lunghi e 2 piщ brevi (ad es. nelle Brassicaceae)

  • fiore monandro: и presente un solo stame (ad es. Valeriana)

  • fiore diandro: sono presenti due stami (ad es. Veronica)

  • fiore tetrandro: sono presenti quattro stami (ad es. Euonymus)

  • fiore pentandro: sono presenti cinque stami (ad es. Fagus)

  • fiore esandro: sono presenti sei stami (ad es. Tulipa)

  • fiore eptandro: sono presenti sette stami (ad es. Aesculus)

  • fiore ottandro: sono presenti cinque stami (ad es. Erica)

  • fiore enneandro (9), decandro (10), dodecandro (12), poliandro (oltre i 12)

Se consideriamo il numero degli stami in relazione a quello dei petali possiamo avere:

  • androceo isostemone: il numero degli stami и uguale a quello dei petali

  • androceo anisostemone: il numero degli stami и diverso da quello dei petali

  • androceo meisostemone: il numero degli stami и inferiore e quello dei petali

  • androceo pleisostemone: il numero degli stami и superiore a quello dei petali

  • androceo diplostemone: il numero degli stami и doppio rispetto a quello dei petali

  • androceo polistemone: il numero degli stami и un multiplo di quello dei petali

Se consideriamo la posizione reciproca tra stami e pistillo possiamo avere:

  • stami ipogini: gli stami sono inseriti sul ricettacolo inferiormente al pistillo (es. ranuncolo). 
    In questo caso parleremo di ovario supero.

  • stami perigini: gli stami sono inseriti sul ricettacolo alla stessa altezza del pistillo (es. pruno).
    In questo caso parleremo di ovario medio.

  • stami epigini: gli stami sono inseriti sul ricettacolo superiormente al pistillo (es. carota).
    In questo caso parleremo di ovario infero.

Accanto agli stami fertili possono esser presenti anche gli staminтdi, stami sterili che assumono funzioni spesso di richiamo degli insetti pronubi.
Nei fiori impollinati da insetti spesso sono presenti i nettarii, strutture atte a contenere il nettare.

gineceo

Formato da uno o piщ pistilli, и il verticillo centrale del fiore e costituisce l'organo riproduttivo femminile. Risulta formato da foglie carpellari (macrosporofilli) che possono essere libere (in questo caso ognuna forma un pistillo) o saldate tra loro. Nel pistillo individuiamo tre zone a partire dal ricettacolo: ovario, stilo e stigma.

L' ovario и la parte del fiore dove si formano e sono contenuti i gameti femminili, chiamati ovuli, e che, dopo la fecondazione, si trasforma in frutto. И un organo cavo situato alla base del pistillo, sormontato dallo stilo e quindi dallo stigma, formato dalla fusione dei margini di una o piщ foglie carpellari. 

Se consideriamo il numero dei carpelli che formano l'ovario possiamo avere:

  • ovari monocarpellari: formati da una sola foglia carpellare

  • ovari dicarpellari: formati dalla fusione di due foglie carpellari

  • ovari tricarpellari: formati dalla fusione di tre foglie carpellari

  • ovari pluricarpellari: formati dalla fusione di piщ foglie carpellari

Negli ovari formati da piщ carpelli, la cavitа interna puт essere unica oppure suddivisa in varie porzioni, chiamate loculi, che contengono gli ovuli in attesa di essere fecondati e trasformarsi quindi in semi. Gli ovuli sono immersi in un tessuto che prende il nome di placenta

Considerando la modalitа di fusione dei carpelli che formano l'ovario avremo:

  • ovari monoloculari: all'interno vi и una sola cavitа

  • ovari pluriloculari: all'interno vi sono diverse cavitа

Negli ovari pluricarpellari i singoli carpelli possono concrescere tra loro fino a formare un unico ovario, oppure ogni carpello puт dar luogo ad un ovario a sи stante

Prendendo in esame il rapporto reciproco di fusione dei carpelli che formano l'ovario distingueremo:

  • ovari apocarpici: ogni carpello forma un ovario a sи

  • ovari sincarpici: i carpelli concrescono fino a formare un solo ovario

Prendendo in esame il punto di inserzione dell'ovario rispetto a quello degli altri antofilli distingueremo:

  • ovario supero: и posizionato sul ricettacolo al di sopra del punto di inserzione delle altre parti fiorali. Il ricettacolo и conico o convesso, e quindi l'ovario sarа nella parte alta del fiore. In questo caso il perianzio e gli stami vengono detti ipogini

  • ovario seminfero o medio: и localizzato in posizione media piщ o meno circondato dal ricettacolo. La posizione intermedia puт essere molto varia ed in questo caso parliamo di  perianzio e stami perigini

  • ovario infero: si trova al di sotto degli altri verticilli su un ricettacolo spesso concavo, quindi sepali, petali e stami sono inseriti alla sommitа dell'ovario e vengono detti epigini. Questo tipo di ovario spesso origina falsi frutti (es. pomo) in cui il ricettacolo ed altre parti fiorali partecipano alla costituzione del frutto.

L'ovulo и quella parte del fiore che dopo la fecondazione si trasforma in seme. Nelle angiosperme, al termine della sua differenziazione, questo organo и racchiuso da un tegumento esterno, formato da due strati, mentre la parte interna prende il nome nocella. Un funicolo, percorso da un fascio di vasi, serve a condurre le sostanze nutritive dalla placenta (che collega l'ovulo all'ovario) alla nocella, in corrispondenza della quale il fascio vascolare si allarga formando una struttura chiamata calaza. Il punto di contatto tra il funicolo e la placenta и chiamato ilo, mentre il punto di penetrazione nel tegumento esterno и il micropilo, attraverso il quale penetra anche il tubetto pollinico.
La nocella и costituita da cellule diploidi molto ricche di citoplasma, una delle quali diviene cellula madre delle spore, subisce il processo di meiosi ed origina quattro megaspore, che suddividendosi a loro volta, originano ciascuna un sacco embrionale, all'interno del quale si formano, assieme ad un tessuto di riserva chiamato albume, otto cellule tra cui la vera e propria cellula fertile pronta ad essere fecondata, la oosfera, accompagnata da altre due cellule chiamate sinergidi. Tre cellule si formano dalla parte opposta e prendono il nome di cellule antipodali, mentre altre due , chiamate nuclei polari, sono situate nella parte centrale e si fondono a formare il nucleo protoendospermatico.
Nelle gimnosperme abbiamo il tegumento formato da un solo strato, che forma tra la nocella ed il micropilo una cavitа chiamata camera pollinica.

Lo stilo и l'organo intermedio del pistillo, che collega l'ovario con lo stigma ed ha, nella maggior parte dei casi, l'aspetto di una colonna cilindrica delimitata da un tegumento, al cui interno vi и un tessuto lasso, chiamato tessuto conduttore del canale stilare, attraverso il quale si sviluppano i tubetti pollinici che, dopo la germinazione del polline, dallo stigma arrivano all'ovario. Lo stilo puт essere assente o avere dimensioni molto ridotte, ma in alcuni casi (ad es. il colchico) puт raggiungere i 20-25 cm. A fecondazione avvenuta quest'organo di solito si secca e cade.

Lo stigma и l'organo apicale del pistillo, atto ad accogliere e trattenere i granuli pollinici. proprio per questo la sua superficie appare assai corrugata, potendo essere piumosa, come avviene nelle graminacee oppure papillare o mammellonare, come nei casi piщ frequenti. A maturitа del fiore secerne sulla superficie un liquido vischioso che favorisce la captazione del polline e facilita il suo processo di germinazione e l'emissione del tubetto pollinico, attraverso il quale si spostano il nucleo o i nuclei che realizzano la fecondazione dei gameti femminili.

stigma inserito sulla cima dello stilo

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a cura di Pietro Peddes Dottore in Scienze Agrarie

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