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IL SIGNIFICATO SIMBOLICO DELLE PIANTE

Il progresso e la fretta con cui viviamo le nostre giornate ci portano a gettare uno sguardo molto superficiale alle piante che popolano il nostro giardino o che troviamo nelle nostre città, al massimo considerandole soltanto da un punto di vista puramente estetico o funzionale. 
I nostri antenati tenevano invece in grande considerazione il significato simbolico e le proprietà delle piante, assimilandole a divinità oppure attribuendo loro contenuti magici e simbolici che trascendevano la materia di cui esse erano costituite o la loro funzione pratica od estetica. 


Imparare a conoscere i messaggi che possiamo leggere nella storia dei fiori e delle piante, è come riproiettarsi nei tempi passati, per condividerne la mentalità e lo spirito, comprendendo i motivi per cui alcune scelte hanno preso il sopravvento nella coltivazione di alcune specie piuttosto che altre.


Vediamo di seguito il significato simbolico di alcune piante, già coltivate nell'antichità, che sono però ancora molto diffuse negli orti, nei giardini e  nei parchi delle nostre città:

alloro  cipolla  cipresso  giglio  lavanda  mandorlo melo melograno  menta  mirto  olivo  pino  quercia  rosa  rosmarino  salvia  timo  viola  vite


alloro

Considerata in antichità la pianta della metamorfosi e dell’illuminazione, l'alloro è il simbolo della sapienza divina e per questo dagli antichi greci era stata consacrata al dio Apollo.
I contadini romani solevano legare tre ramoscelli d’alloro con un cordoncino rosso: questo propiziava l’abbondanza del raccolto, aiutava il grano a maturare e donava benessere.
Nelle Metamorfosi Ovidio racconta, nella saga di Apollo e Dafne, che il dio del sole si era perdutamente innamorato della ninfa Dafne, ma da essa non era corrisposto. Questa, esasperata dalle continue avances del dio e sfinita dalle fughe per sottrarsi alla sua insistenza, chiese implorando l’aiuto di suo padre Penèo, che impietosito decise d’aiutare la figlia trasformandola in una pianta di alloro.
Gli antichi romani la coltivavano ritenendola la pianta nobile per eccellenza e ponevano sul capo dei poeti e dei generali vittoriosi un ornamento di forma circolare fatto con ramoscelli di alloro (lauro) come simbolo di gloria e di vittoria. Tale corona, chiamata 'laurea' è rimasta nelle epoche successive come iconografia nella rappresentazione pittorica di poeti ed imperatori (classiche sono le figure di Dante e di Napoleone col capo ornato da una corona d'alloro).
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cipolla

Sin dall'antichità è stata uno dei prodotti della terra più consumati dal genere umano. Gli antichi egizi la tenevano in grande considerazione, rappresentandola nei geroglifici e nelle tombe dei faraoni, col significato divino di lasciapassare per l'oltretomba.
I greci la associavano al dio Ares, somministrandola alle truppe per accrescerne il valore nei combattimenti.
Nell'esegesi biblica identificava il dolore prodotto dal peccato (irritante per gli occhi) e la falsità (molti  gli strati del suo involucro).
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cipresso

Il cipresso ha avuto fin dall'antichità un significato sacro, legato ai riti funebri ed alla morte. Il nome, infatti, deriva dalla triste leggenda del giovane Ciparisso, che per sbaglio uccise un cerbiatto che aveva allevato amorosamente. Per il dolore si tolse la vita e Apollo, commosso per la triste fine di Ciparisso, lo trasformò nell'albero che oggi tutti conosciamo, diventato da allora il simbolo del lutto e dell’accesso all’eternità. 
I greci non mancavano mai di piantare un cipresso in prossimità dei templi e lo sradicamento di questa pianta era considerato un atto di profanazione al dio al quale il tempio era dedicato.
Nella tradizione cristiana è diventato simbolo dell’immortalità, come emblema della vita eterna dopo la morte, infatti lo si trova nei cimiteri. Per la sua verticalità assoluta, l’erigersi verso l’alto, il cipresso indica l’anima che si avvia verso il regno celeste.
I celti avevano un segno zodiacale dedicato al cipresso, considerato simbolo di longevità: si pensava che i nati sotto questo segno potessero invecchiare più lentamente e senza sofferenze.
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giglio

É considerato simbolo di fecondità, purezza, candore, innocenza e verginità. Per queste sue caratteristiche l'iconografia cristiana ha sempre associato questo fiore, tipicamente bianco, alla figura della Vergine Maria. San Giuseppe viene spesso rappresentato con un bastone dal quale germogliano gigli bianchi.
Gli antichi Greci lo chiamavano il 'fiore dei fiori',  per la sua fragranza inebriante, i colori magnetici e le geometrie perfette. Essi pensavano si fosse originato da una goccia di latte caduta dal seno di Giunone mentre allattava il piccolo Eracle.
Il giglio è anche considerato segno di nobiltà d’animo e fierezza, per cui è un segno araldico diffusissimo, presente negli stemmi di tantissime casate nobiliari.
La città di Firenze ha ancora come simbolo un giglio stilizzato, anche se molto probabilmente la pianta rappresentata è un iris, molto diffusa nelle colline circostanti alla città medicea.

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lavanda

É dai tempi più antichi considerata simbolo della purezza, della virtù e della serenità, capace di attrarre verso il corpo energie positive.
In Egitto era uno dei componenti di un unguento che si scioglieva lentamente con il calore del corpo e lo profumava. Allo stesso modo era incorporata nell'olio delle lucerne per profumare i luoghi di culto.
Gli antichi greci la usavano nei riti di purificazione per allontanare ogni tipo di negatività e per favorire la felicità, l'amore e il raggiungimento della pace interiore.
Nei tempi moderni la lavanda è un'importantissima pianta officinale, utilizzata per la produzione di profumi ma anche utilissima per l'aromaterapia ed altri usi officinali, grazie alla sua ricchezza di sostanze aromatiche ed essenziali.
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mandorlo

É stato considerato fin dall'antichità simbolo di buon auspicio e fertilità,  di nascita e resurrezione: essendo il primo albero a sbocciare in primavera incarna il rinnovarsi della natura, dopo la sua morte invernale.
Anche la mandorla come frutto è simbolo divino fin dall'antichità perchè rappresenta l'essenziale che si cela sotto le apparenze: rompere il guscio della mandorla e arrivare al frutto è un operazione  difficile, e simboleggia la fine di un cammino di conoscenza.
Nella Bibbia è citato più volte, e simboleggia la promessa di salvezza di Dio al suo popolo: il bastone di Aronne, il prescelto per diventare sacerdote, fiorisce e ha come frutto una mandorla. Nella tradizione cristiana, in seguito, sarà accostato alla verginità feconda di Maria.
In araldica è assunto come simbolo di gioventù e grande ardire.
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melo

Sono poche le piante che più del melo sono legate a miti e simbolismi, la cui universalità testimonia la diffusione e l'importanza di questo albero presso i popoli antichi.
La mela è il frutto per eccellenza. Con la sua forma sferica ha suggerito all’uomo la totalità del cielo e della terra: una specie di simbolo del potere massimo terrestre e divino insieme.
Nella mitologia scandinava la mela è il cibo degli dei.
Nella tradizione ebraico-cristiana  il suo frutto è il "frutto proibito", simbolo della conoscenza e poi, dopo essere stato colto dall'albero della conoscenza, della caduta dell'uomo.
La mitologia greca racconta come Gea, la grande madre terra, diede un frutto di mela ad Era, sposa di Zeus, come dono nuziale auspicio di fecondità. Zeus ne possedeva addirittura un proprio albero personale ed Ercole, sottoponendosi alle "fatiche", fu costretto a sottrarre le mele d’oro proprio da quella pianta presidiata dalle Esperidi. Una mela donata da Paride ad Afrodite (che promise al giovane la bella Elena, moglie di Menelao, come sposa) fu il "pomo della discordia" che scatenò la guerra di Troia.
Da simbolo negativo per Adamo ed Eva la mela diventa un simbolo positivo se associata alla figura della Vergine Maria, raffigurando anch'essa la nutrizione materna.
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melograno

Dai tempi più antichi il suo frutto, ricco di semi di un accattivante colore rosso,  è considerato simbolo di fertilità ed espressione dell'esuberanza della vita
Nell'antica Grecia la pianta era consacrata ad Era, moglie di Zeus, e ad Afrodite, dea dell'amore.
Le spose romane solevano intrecciare tra i capelli rami di melograno, come simbolo di ricchezza e di fertilità..
Molti pittori della tradizione cristiana raffiguravano Gesù bambino con una melagrana in mano, per alludere al dono della nuova vita fatto da Cristo. Anche per la chiesa copta il frutto del melograno è simbolo di resurrezione.
I suoi valori di fecondità e di fertilità si ritrovano anche nell'Islam ed in tantissime leggende e tradizioni delle culture mediterranee e mediorientali.
In India si credeva che il frutto della melagrana combattesse la sterilità, mentre in Turchia le spose usavano lanciare con forza in terra una melagrana credendo di avere tanti figli quanti erano i chicchi usciti dal frutto spaccato. In Dalmazia la leggenda impone al novello sposo di trasferire una piantina di melograno dal giardino del suocero al proprio.
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menta

Secondo la leggenda, la menta prende il nome dalla ninfa Myntha, amata da Plutone, che venne trasformata in pianta da Proserpina per sfuggire alle attenzioni del dio. Molto conosciuta già dal tempo degli egizi e dei Romani, veniva usata come pianta medicinale.
Nell'antica Grecia era simbolo dell'amore ed era dedicata ad Afrodite, di  conseguenza era anche considerata afrodisiaca e la si assumeva prima di un incontro amoroso. Era anche dedicata al dio della guerra Ares e se ne bruciavano mazzetti sulle pire funebri dei soldati caduti in battaglia.
I romani la consideravano rilassante e sedativa, tanto che, secondo Seneca, i soldati non dovevano mangiarla perchè gli avrebbe tolto vigore e forze.
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mirto

Gli antichi greci avevano associato il mirto all'universo femminile, rendendo la pianta sacra alla dea Afrodite. É stato sempre considerato simbolo di fecondità, tanto che veniva usato nei banchetti di nozze come augurio di vita serena e felice.
Una corona di mirto posta sul capo era anche augurio di buona sorte, in particolare per le persone che si accingevano ad affrontare un lungo viaggio.
Gli antichi abitanti di Creta ritenevano avesse proprietà afrodisiache, invitando a raccoglierne un rametto a tutte le persone in cerca d'amore.
Nell’antica Roma era una delle piante simboliche più importanti e secondo Tito Livio l’Urbe era nata nel punto dove era spuntato questo arbusto. Dai romani antichi era considerato una rappresentazione dell’amore per eccellenza, sia sacro che profano. Con una corona di mirto, simbolo dell’unione coniugale, chiamata "coniugalo" si soleva adornare le spose il giorno delle nozze. Si credeva che chiunque lo toccasse potesse essere folgorato da una nuova e duratura passione.
Era anche ritenuto un simbolo di gloria e supremazia, tanto che le corone di mirto sostituivano a volte quelle di alloro nell'ornare il capo dei generali vincitori.
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olivo

Sia i popoli orientali che quelli europei hanno sempre considerato questa pianta un simbolo della pace.
I greci antichi consideravano l’olivo una pianta sacra e la usavano per fare delle corone con cui cingevano gli atleti vincitori delle olimpiadi. A quel tempo la pianta non era ancora l’olivo coltivato ma il suo progenitore selvatico l’oleastro. Secondo il mito ci pensò Atena a trasformare la pianta selvatica in pianta coltivata e da quel momento essa divenne sacra alla Vergine Atena e di conseguenza divenne anche simbolo di castità.
Per i Romani era simbolo insigne per uomini illustri.
Per gli Ebrei l'olivo era simbolo della giustizia e della sapienza.
Nella religione cristiana la pianta d'olivo ricopre molte simbologie. Nella Bibbia si racconta che calmatosi il diluvio universale, una colomba portò a Noè un ramoscello d'olivo per annunciargli che la terra ed il cielo si erano riconciliati. Da quel momento l’olivo assunse un duplice significato: diventò il simbolo della rigenerazione, perché, dopo la distruzione operata dal diluvio, la terra tornava a fiorire; diventò anche simbolo di pace perché attestava la fine del castigo e la riconciliazione di Dio con gli uomini. Ambedue i simboli sono celebrati nella festa cristiana delle Palme dove l’olivo sta a rappresentare il Cristo stesso che, attraverso il suo sacrificio, diventa strumento di riconciliazione e di pace per tutta l’umanità. In questa ottica l’olivo diventa una pianta sacra e sacro è anche l’olio che viene dal suo frutto, le olive. Infatti l'olio d'oliva è il Crisma, usato nelle liturgie cristiane dal Battesimo all'Estrema Unzione, dalla Cresima alla Consacrazione dei nuovi sacerdoti.
La simbologia dell'olivo si ritrova anche nei Santi Vangeli: Gesù fu ricevuto calorosamente dalla folla che agitava foglie di palma e ramoscelli d'olivo; nell'Orto degli Ulivi egli trascorse le ultime ore prima della Passione. 
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pino

Come tutte le conifere il pino essendo sempreverde simboleggia l’immortalità. Gli aghi di questa pianta, essendo a coppie, rappresentano la fertilità e la felicità coniugale. Ci racconta il poeta Virgilio che erano di legno di pino le fiaccole per le nozze.
Nelle leggende greche, oltre ad avere il significato di eternità, appare come albero sacrificale, l’albero del supplizio iniziatico.
Anche in oriente il pino simboleggia l'immortalità. Per questo motivo in Giappone si usa il legno di pino per costruire templi e strumenti legati alle celebrazioni religiose. Anche in Giappone, come nella Roma antica, il pino è presente nei riti nuziali: era usanza fino a pochi anni fa che gli sposi bevessero del tè davanti ad un alberello di pino, simbolo dell'amore eterno, come sempreverdi sono i suoi aghi. 
In Cina il pino fa parte dell'insieme dei simboli che ricordano la longevità.
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quercia

É da sempre accreditata come il re degli alberi, con rilevante valenza simbolica e religiosa, essendo quasi universalmente considerata simbolo di durata nel tempo, di vita lunga, prosperità, dignità, maestosità, e soprattutto forza
Nell'antica Grecia era consacrata a Zeus, il padre degli dei, e secondo alcune leggende un ramo di quercia piantato vicino ad una fonte dell'Arcadia serviva ad evitare i periodi di siccità.
Gli antichi romani la consideravano sacra, inserendola in un elenco di piante "che recano buoni auspici". Come i greci anche i romani consideravano la quercia, così come la vite, sacra a Giove, facendola assurgere simbolo di virtù, forza, coraggio, dignità e perseveranza.
I Celti non celebravano alcun sacrificio se non nelle vicinanze di una quercia.
Queste ed altre tradizioni spiegano i sentimenti di stupore e ammirazione che ancor oggi  si provano allorché ci si imbatte in questo maestoso albero.
CURIOSITÁ: un ramo di quercia (simbolo di forza) ed un ramo di ulivo (pace) compaiono intrecciati nel simbolo della Repubblica Italiana.
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rosa

Sin dai tempi più antichi è stata considerata la "regina dei fiori", diventando simbolo di eleganza, di bellezza e di fragilità. É da sempre il fiore più cantato dai poeti e nominato sia dagli antichi scrittori che dai libri sacri delle varie religioni.
Gli antichi greci la consideravano il fiore di Venere, della quale cingevano le statue con fiori di mirto e di rosa. L'isola di Rodi prende il nome da questo fiore ed era chiamata "l'isola delle rose". Innumerevoli sono le leggende greche nelle quali è coinvolto questo fiore.
Nell'antica Roma, testimoniate fin dal I secolo d.C., si tenevano le Rosalia o festa delle rose, che rientravano nel culto dei morti.
Agli albori del cristianesimo la rosa era coltivata perché le sue spine ricordavano la passione di Cristo, ma pian piano questo fiore è andato sempre più associandosi al culto della Madonna, il cui cuore è raffigurato trafitto da spine di rosa. Simbolo anche della riservatezza, una rosa stilizzata a cinque petali fu spesso utilizzata per ornare i confessionali con la scritta "sub rosa", sotto il sigillo del silenzio e della discrezione.
Oggi si attribuiscono diversi significati alla rosa a seconda del colore del fiore: la rosa rossa simboleggia l'amore passionale, quella bianca l'innocenza, la purezza e l'amore spirituale, la rosa gialla il tormento e la gelosia, quella rosa l'amicizia.
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rosmarino

Rami di questo arbusto erano impiegati nell'antichità nei riti propiziatori ed in quelli funebri (quasi come l'incenso nei giorni attuali), per le caratteristiche che le venivano attribuite di allontanare gli spiriti malvagi.
Nell'antica Grecia era consacrato ad Ares, il dio della guerra: rami di rosmarino venivano posti tra le braccia dei defunti come simbolo di immortalità dell'anima.
Secondo Ovidio, poeta romano autore delle Metamorfosi, la prima pianta di rosmarino prese origine dal corpo della principessa persiana Leucothoe, sedotta da Apollo ed uccisa dal proprio padre, quando i raggi del sole ne lambirono le spoglie.
Nel Medioevo il rosmarino veniva usato per scacciare spiriti maligni e streghe durante i riti esoterici, e per molto tempo è stato utilizzato come amuleto per schermarsi dalle forze maligne e dalle malattie. 
Il suo profumo, molto persistente, era equiparato al ricordo, alla costanza, alla devozione, alla memoria; veniva perciò usato nei filtri d’amore per incantare il cuore ed attirare i ricordi amorosi.
In molte regioni italiane vi sono leggende e credenze legate alla pianta del rosmarino.
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salvia

Il significato attribuito ai fiori della salvia è la salvezza, simbolo evidentemente ispirato dalle innumerevoli proprietà medicinali di alcune specie.
Infatti le proprietà terapeutiche e medicinali di questa pianta erano note già dagli antichi, che la ritenevano in grado di curare ogni male: da qui il nome, originato dal termine latino salvus (che significa sano).
Presso i Romani la salvia era ritenuta sacra, era simbolo di vita e anche nel Medioevo si riteneva avesse poteri magici come quello di dare all'uomo la
longevità. Le foglie di salvia, elaborate secondo un preciso rituale, venivano utilizzate per difendersi dagli incubi notturni.
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timo

Da sempre rappresenta la diligenza, l'operosità, l'amore duraturo. Questo è legato al fatto che il timo è strettamente legato alla api, dalle quali è ricercatissimo, come già descritto dal poeta latino Virgilio nell'Eneide.
Per gli antichi greci il timo era simbolo di vitalità (da thumos, soffio vitale): essi credevano che la pianta si fosse originata dalle lacrime di Arianna, emesse a causa dell'abbandono dell'amato Teseo. Il pianto 'profumato' attrasse però le attenzioni di Dioniso che la prese subito in sposa.
Il timo era usato nei riti sacrificali per il suo fumo dalle proprietà ritenute disinfettanti. Le giovani ragazze ne ponevano un ramoscello sotto al cuscino per farsi rivelare in sogno l'identità del futuro sposo.
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viola

La viola è  da stata uno dei fiori più apprezzati da tutti i popoli e in tutti i tempi, sia per l'aspetto estetico e per la delicata profumazione. 
Gli antichi romani e le popolazioni arabe erano solite aggiungere alle bevande fiori di viola oppure estratti della stessa, al fine di rendere più delicata e gradevole la consumazione. 
Molti poeti hanno celebrato e inserito nelle proprie opere la viola, come uno dei fiori più belli e delicati; altrettanto ricorrente è la rappresentazione del fiore in dipinti e decorazioni. Famoso è infine l'utilizzo del fiore per ottenere profumi ed essenze. 
E' da sempre stata considerata come il simbolo del pudore. Simboleggiava anche  la modestia, come suggerisce l'inclinazione della sua corolla sul davanti. 
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vite

Fin dalla comparsa delle prime civiltà questa pianta ha ricevuto dall’uomo la più grande venerazione, tanto che le fu dedicato uno specifico protettore divino, Dionisio per i Greci e Bacco per i Romani.
La Bibbia stessa testimonia come fu Noè a salvare la vite ed a impiantarla dopo il diluvio universale.
La sua coltivazione fu importata nella Magna Grecia dai primi colonizzatori e diffusa in tutta l'Italia probabilmente ad opera degli Etruschi, come testimoniano le raffigurazioni di viti nelle loro tombe, mentre furono poi i Romani a trasferire la coltura della vite a tutte le popolazioni conquistate e fin dove il clima lo permetteva.
Era considerata da queste popolazioni simbolo di forza, di capacità di adattamento e di trasformazione, rappresentando in seguito pienamente anche lo spirito del Cristianesimo. In una celebre parabola Gesù stesso si paragona ad una vite, i cui tralci rappresentano tutti i suoi discepoli (quindi la Chiesa), che possono vivere solo attaccati alla pianta e non staccati da essa.
Il vino è considerato sacro, non solo nella fede Cristiana (dove rappresenta il sangue di Cristo versato per la redenzione dell'uomo), ma anche in molte altre religioni come l'Induismo (considerato sacro da Shiva) e l'Islam (dove è proibito il suo consumo sulla terra ma viene concesso nel cielo).
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a cura di Pietro Peddes Dottore in Scienze Agrarie

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